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REPORT DELL'INCONTRO CON IL REGISTA ALESSANDRO SCILLITANI

CASE ABBANDONATE

Un documentario per riflettere sul valore della memoria a cura di Maria Bonora


La visione del film “Case Abbandonate”, realizzato da Alessandro Scillitani e da Mirella Gazzotti, Direttrice

Artistica del Teatro della Fragola, e il successivo dibattito degli studenti della classe IIE e IIA della scuola

secondaria di I grado “M. M. Boiardo” con il regista del documentario e la videomaker Rita Bertoncini,

hanno aperto nuove piste di ricerca sull’immenso patrimonio italiano, disseminato di luoghi non più abitati e

come tali destinati ad essere dimenticati, insieme alle storie legate alla vita che in essi si conduceva.

L’iniziativa, che rientra nel progetto “Documentario a Scuola – Regione Emilia Romagna”, promosso dalla

Videoteca regionale dell'Emilia Romagna e da D.E.R. Associazione documentaristi dell'Emilia-Romagna, ha

permesso ai ragazzi di riflettere sul principio che sta alla base dell’intero progetto audiovisivo secondo cui,

“parlare di rovine è come parlare di noi, del nostro passato, ma anche di un presente sempre più affetto

dalla mancanza di memoria”.

Attraverso il racconto degli abitanti che conoscevano e praticavano quei luoghi ora di-smessi e le interviste a

scrittori, registi, poeti, storici, architetti, i giovani spettatori sono stati progressivamente guidati all’interno di

quell’immenso patrimonio dimenticato di cui purtroppo l’Italia è piena. L’attenzione dei ragazzi non è mai

venuta meno nel corso dei 90 minuti di proiezione, nonostante la complessità dell’argomento richieda molta

concentrazione. Questo sforzo cognitivo lo si è avvertito nel momento in cui, terminato il documentario,

sono state poste le prime domande al regista.

Nel rispondere ai diversi quesiti in modo preciso e dettagliato, Scillitani ha saputo coinvolgere gli

studenti, suscitando in loro sorpresa, stupore, voglia di mettersi in gioco, grazie anche al racconto di aneddoti

riguardanti situazioni nelle quali si era trovato mentre riprendeva le scene.

Il proficuo dialogo tra il regista e i giovani spettatori è stato favorito da Rita Bertoncini, che ha

sollecitato i ragazzi a raccontare esperienze, emozioni, sensazioni provate quando si sono trovati a contatto

con edifici disabitati, evenienza quest’ultima piuttosto comune, a giudicare dalle mani alzate dell’attenta

platea dalla quale, quasi a completamento del documentario, sono pervenute le prime testimonianze.

E così una studentessa scopre di condividere con il regista il bisogno di urlare quando si trova in ambienti

silenziosi perché abbandonati, mentre un’altra afferma di essere sapraffatta dalla curiosità. La componente

magica è l’elemento che contraddistingue le esplorazioni degli edifici abbandonati da parte di uno studente,

attratto in prevalenza dagli oggetti che, a volte, al contatto delle mani, si sbriciolano o si frantumano,

diventando così l’emblema della fragilità della memoria.

Ed è proprio in riferimento a quest’ultima testimonianza che il regista Scillitani invita gli studenti a

considerare le cose, ad interrogarle a lasciarle interagire tra di loro e con chi le sta osservando, a garanzia di

un mondo intessuto di storie, di vicende umane da conoscere e da valorizzare. Avere memoria di luoghi,

magari meno famosi di altri, forse meno appariscenti, ma ricchi di storia e di tradizioni, è un’operazione

mentale ed affettiva indispensabile per evitare la cancellazione definitiva del passato, e il conseguente

impoverimento del territorio dal punto di vista paesaggistico, storico, culturale ed artistico.

Queste parole accendono di nuovo il dibattito tra i ragazzi sul concetto di bellezza applicato al

paesaggio, in cui le parti edificate hanno perso la loro connotazione originaria per diventare ruderi o nella

peggiore delle ipotesi cumuli di macerie da rimuovere insieme al ricordo della storia che si è sviluppata

all’interno di quelle pareti.

Secondo i ragazzi la bellezza di un paesaggio è data dall’equilibrio armonico tra spazi edificati e

ambiente naturale. Per altri è bello, non solo ciò che vale dal punto di vista estetico, ma anche ciò che suscita

emozioni e rispetto. Infine, uno studente illustra il suo concetto di bellezza paesaggistica, paragonando la

vegetazione allo sfondo in cui si iscrivono, senza danneggiamenti, le parti edificate. Tra queste due

componenti del paesaggio antropizzato si assiste però ad uno scambio di ruoli per cui a volte è la vegetazione

ad essere protagonista e, come nel caso del documentario appena visto, le case dimenticate diventano lo

sfondo, mentre in altre situazioni i ruoli si invertono.

A conclusione degli interventi, coordinati da Rita Bertoncini, ha ripreso la parola Scillitani, che ha

evidenziato come la bellezza di un luogo sia essenzialmente armonia, termine che corrisponde alla koinè

greca, in cui gli spazi dialogano tra di loro. Un esempio di città che presenta queste caratteristiche è offerto

proprio dal centro storico di Ferrara, la cui bellezza è spesso sottovalutata da chi ci vive, perché è abituato a

vederlo … E il pensiero degli studenti e dei loro insegnanti corre subito ad una chiesa abbandonata del XVI

secolo, che si intravede al di fuori del cortile della scuola “Boiardo”, icona simbolica dell’interessante

percorso di cittadinanza attiva, offerto da questo bel progetto regionale.

 

 

 
Pagina aggiornata il 14-04-2016